Buson

Si può sentire persino
la neve frantumarsi –
com’è buio!

Haiku di Buson (1715-1783)

(Riferimento bibliografico: Haiku, a cura di Leonardo Vittorio Arena, BUR Rizzoli, Milano, 1995)

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Questa notte sarà notte di plenilunio…

CIGNO E LUNA

 

Questa notte sarà notte di plenilunio.
Per essere “in tema” trascrivo un haiku del poeta giapponese Issa:

Luna piena –
oggi anche tu
vai di fretta.

Issa visse tra il 1762 e il 1826; fu uno dei più importanti autori di haiku.
(Riferimento bibliografico: Haiku, a cura di Leonardo Vittorio Arena, BUR Rizzoli, Milano, 1995)

Hōsai

Per tutto il giorno,
senza parole,
tra ombre di farfalle.

L’autore di questo haiku è il poeta giapponese Hōsai (1885-1927). Egli lavorò in una compagnia di assicurazioni ma ad un certo punto decise di vivere come mendicante.
(Riferimento bibliografico: Haiku, a cura di Leonardo Vittorio Arena, BUR Rizzoli, Milano, 1995)

Chiyo Jo

Farfalle –
sul cammino d’una fanciulla,
davanti e dietro di lei.

Chiyo Jo (1701-1775) fu una poetessa giapponese che si fece monaca dopo la morte del marito. I suoi haiku sono ricchi di spunti buddisti.

(Haiku tratto dal libro: Haiku, a cura di Leonardo Vittorio Arena, BUR Rizzoli, Milano, 1995)

La solitudine (poesia di Giovanna Bemporad)

La luna diffonde un riso di perla
tra le gemme del pesco; calda e piena
serenità che suscita in un flauto
l’armonia che dà voce a questo immenso
inviolabile silenzio. In un’eco
sola s’allunga musica e dolore
nel plenilunio. E già viole e rose
apre alla luna imminente Aprile,
ma il flauto si fa chiave d’argento
d’una mia lacrima dolce e accorata.

È come se tremasse in un gentile
tocco sui miei capelli la sua mano,
come se un’armonia tra le sue dita
s’arrivasse morendo in un sospiro.

Ma suona nel silenzio a lungo l’eco,
e in questa solitudine io mi struggo
per non morire al soffio d’un liuto.

Giovanna Bemporad (1928-2013) è stata poetessa e traduttrice.

Amalia Guglielminetti

Amalia Guglielminetti (1881-1941) fu attiva tra la prima e la seconda guerra mondiale.
La sua produzione letteraria si può dividere in due periodi: un primo periodo dedicato soprattutto alla poesia. Fu il più felice ed è quello che corrispose alla frequentazione di Guido Gozzano, a cui la legò un amore platonico e di cui resta un intenso scambio di lettere; un secondo periodo, meno felice, in cui Amalia si dedicò alla prosa, non eguagliando però i risultati ottenuti negli anni precedenti. Di questo periodo è il legame sentimentale con Pitigrilli (Dino Segre), “l’efebo biondo”, così lei lo chiamava, molto più giovane.
Morì completamente dimenticata a Torino nel 1941, per i postumi di una ferita che si era procurata cadendo mentre cercava di raggiungere un rifugio antiaereo.

Fu una donna singolare, che si distinse per la volontà di autonomia, per la ribellione contro gli schemi e per la fiducia assoluta nelle proprie possibilità. Fu una donna che non vendette mai l’anima e non fece mai niente per interesse, e anche nelle situazioni più difficili seppe sempre ridere della propria disperazione.

Amalia Guglielminetti esordì in poesia nel 1903 con Voci di giovinezza, ma fu con Le vergini folli (1907) che raggiunse la fama letteraria. Tale fama si consolidò con Seduzioni, raccolta poetica del 1909. Ed è proprio da quest’ultima che ho scelto la seguente poesia:

LE SEDUZIONI

Colei che ha gli occhi aperti a ogni luce
E comprende ogni grazia di parola
Vive di tutto ciò che la seduce.

Io vado attenta perché vado sola
E il mio sogno che sa goder di tutto
Se sono un poco triste mi consola.

In succo ho spremuto ogni buon frutto,
ma non mi volli sazïare e ancora
nessun mio desiderio andò distrutto.

Perciò, pronta al fervor, l’anima adora
Per la sua gioia, senza attender doni,
e come un razzo in ciel notturno ogni ora

mi sboccia un riso di seduzïoni.