Frammenti di poesie scritte da Emily Brontë

Emily Brontë è al meglio nei frammenti, nelle brevi poesie liriche incompiute; riporto qui di seguito alcuni versi:

Dalla n. 1.
What winter floods what showers of spring

Tempeste d’inverno e piogge a primavera
hanno bagnato notte e giorno l’erba
ma giace sotto la zolla spettrale
immobile e ignorato giace

Dalla n. 12:
È dolce errare nella notte
contemplando l’inverno che muore

Dalla n. 111:
perché si è sciolta dalle catene dorate
cercando una via aspra e solitaria

Dalla n. 123:
Vieni a camminare con me,
ora non ci sei che tu
per dare gioia al mio spirito –
ci era caro nelle sere d’inverno
errare insieme nella neve;

Dalla n. 142:
Vedo attorno a me sepolcri grigi
lunghe ombre che giungono lontano.
Sotto le zolle che i miei piedi calpestano
giacciono in solitudine e silenzio i morti –

Dalla n. 144:
(…)
Ora giace la sua tomba solitaria
lontano, tra i monti del nord;

Dalla n. 145:
Là dove è volato il suo spirito
tra l’erica e la neve ghiacciata

Dalla n. 157.
il tempo in cui i miei capelli di sole
si intrecceranno alle radici dell’erba

Traduzione di Anna Luisa Zazo,
dal libro: Anne, Charlotte, Emily Brontë: Poesie, Mondadori, 2004

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Sono felice quanto più conduco – poesia di Emily Brontë

Sono felice quanto più conduco
l’anima lontana dalla sua veste d’argilla
nel vento della notte quando la luna è chiara
e lo sguardo spazia in mondi di luce

Quando io non sono e nessuno è con me
terra né mare né cielo senza nubi
soltanto lo spirito libero e vagabondo
nella vasta infinita immensità

Traduzione di Anna Luisa Zazo

(In questa poesia la poetessa esprime il desiderio di liberarsi misticamente dalla prigione del corpo grazie all’amata solitudine della notte per vivere nella libertà dello spirito)

Rimarrai ancora? , poesia di Emily Brontë

Rimarrai ancora? La mezzanotte ha battuto
l’ultimo colpo al campanile della chiesa
vieni andiamo il fuoco è spento la lampada si estingue
i tuoi occhi si chiudono la fronte è pesante
la mano fredda regge a stento l’inutile penna
vieni il mattino ti renderà forza

No voglio indugiare ancora lasciami non turbarmi
lasciami ancora un poco in questo sogno
ora sono felice vuoi strappare da me
il sogno beato che non giunge mai col giorno
una visione cara eppure falsa io so bene
quanto amaro è il risveglio che mi attende

Può esservi felicità nelle ombre della stanza
nelle finestre spalancate su ombre più fonde
nel vento che sibila e fischia desolato
lungo pareti ove tu sola attendi
e non vi è traccia di gioia sul tuo viso
i tuoi occhi si colmano di dolore e di pianto
guarda quei boschi guarda il cielo cupo
tu sai come muteranno al mattino
la volte celeste vasta azzurra e lucente
le foglie e l’erba pesanti di rugiada
e umide nebbie che sfiorano il seno del fiume
e uccelli selvatici che balzano dal nido senza canti
e le voci allegre dei tuoi bimbi fugheranno
fantasie che la pena non la gioia ha tracciato
Sì parlane pure – ma sai dirmi perché
il giorno soffia tanta bellezza sulla terra e sul cielo
e i suoni del risveglio ravvivano e risanano
cuori (tristi) che per tutta la notte hanno vissuto di pena

Non è forse perché il sole e il vento
liberano da se stessa la mente di chi piange
e la gioiosa musica della natura
e lo splendore limpido del cielo
gli recano lontani splendori d’infanzia
distolgono il suo sguardo stanco dal futuro

Traduzione di Anna Luisa Zazo

All’immaginazione, poesia di Emily Brontë

Quando, stanca degli affanni del giorno,
del terreno trascorrere di pena in pena,
perduta, prossima a disperare,
torna dolce a chiamarmi la tua voce;
non sono più sola, fedele amica,
se tu ancora puoi parlarmi così!
Non ho speranza nel mondo di fuori;
due volte mi è caro il mondo che è in me;
dove astuzia, odio e dubbio,
e freddi sospetti non hanno dimora;
il tuo mondo in cui tu e io e la libertà,
godiamo di sovranità indiscussa.
Che importa se mi circondano
tenebre, pericolo e colpa:
nel rifugio del nostro cuore
serbiamo limpido un cielo di luce,
caldo dei mille e mille raggi
di soli che non conoscono l’inverno.
La ragione, è vero, spesso lamenta
la triste realtà della natura,
e al cuore dolente ripete che vani
saranno sempre i suoi sogni più cari;
e la verità può calpestare rudemente
i fiori nuovi della fantasia.
Ma tu, sempre presente accanto a me,
mi riconduci l’errabonda visione,
e alla spenta stagione infondi nuova gloria,
e dalla morte trai vita più dolce,
e sussurri, con voce divina,
di mondi reali, splendenti come il tuo.
Non do fede alla tua gioia fantasma,
pure, nella quiete dell’ora notturna,
il cuore colmo di gratitudine nuova,
accolgo te, forza benigna;
conforto certo delle umane cure,
più dolce della speranza, se la speranza dispera!

Traduzione di Anna Luisa Zazo

La luna in poesia: Emily Brontë (1818-1848)

(Traduzione di Anna Luisa Zazo; poesie tratte dal volume Anne, Charlotte, Emily Brontë: Poesie, a cura di Silvio Raffo, Mondadori, 2004)

2.
Freddo chiaro azzurro il cielo del mattino
distende in alto il suo arco
fredde chiare azzurre le acque del Werna
riflettono il cielo invernale
la luna è tramontata
Venere splende in argenteo silenzio.

6.
Piegata da un vento in tempesta erica alta oscillante
mezzanotte chiarore lunare luminose stelle
tenebre e gloria gioiosamente riunite
terra che sale al cielo cielo che alla terra discende
lo spirito umano liberando dal suo cupo carcere
ogni vincolo infrangendo ogni sbarra e catena

Selvagge foreste sui fianchi della montagna
prestano voce possente al vento che dà vita
fiumi che si uniscono al canto di gioia
rompendo gli argini percorrendo le valli
più fonde più vaste precipitando le acque
nulla lasciando che desolato deserto

Splendore e tenebre e fecondità e morte
dalla notte al giorno continuo fluire
fragore di tuono dolce sospiro di musica
ombre su ombre che avanzano e fuggono
lampi improvvisi che sfidano l’ombra
rapidi a giungere veloci a svanire

45.
Sono felice quanto più conduco
l’anima lontana dalla sua veste d’argilla
nel vento della notte quando la luna è chiara
e lo sguardo spazia in mondi di luce

Quando io non sono e nessuno è con me
terra né mare né cielo senza nubi
soltanto lo spirito libero e vagabondo
nella vasta infinita immensità

80.
Ho sostato sulla porta ho innalzato lo sguardo
ho contemplato il cielo e le montagne scure
il plenilunio faceva vela nell’oceano celeste
i venti mormoravano arcani mormorii

E sono entrata tra le mura della scura casa-prigione
sorgeva misteriosa dalle onde dell’erica

133.
È la luna una luna d’estate
quieta silenziosa e chiara
l’ora solenne di mezzanotte
diffonde dolci pensieri ovunque

Ma più che altrove là dove gli alberi
innalzano rami dolci di brezza
o piegano a terra le fronde
e offrono un sicuro rifugio

E là in quei liberi pergolati
giace una forma armoniosa
erba verde e fiori umidi di rugiada
dolci ondeggiano attorno al viso

134.
The Night-Wind

Nella mite mezzanotte estiva
splendeva senza nubi la luna
dalla finestra aperta della stanza
sui roseti umidi di rugiada

Sedevo sognando in silenzio –
la brezza mi gonfiava i capelli
mi diceva che il cielo è glorioso
e bella la terra addormentata –

Ma quei pensieri erano già in me
prima ancora che spirasse il vento
pure continuava a sussurrarmi lieve
«Come saranno oscuri i boschi!»

«Le fronde al soffio del mio respiro
Stormiscono simili a un sogno,
e le loro innumeri voci
sono come istinto di vita»

Io dissi: «Vai dolce cantore,
la tua voce che accarezza è dolce
ma non credere che la sua musica
possa giungere alla mia mente –

«Gioca coi fiori profumati,
coi ramoscelli dei giovani alberi –
i miei sentimenti umani
seguiranno liberi la loro via.»

L’errante non voleva lasciarmi
più caldo si fece il suo bacio –
«Oh, vieni» sospirava soave
«saprò vincere il tuo aspro volere –

«Non è lunga la nostra amicizia?
Sin dall’infanzia ti ho amato
sin da quando tu hai amato la notte
che nel silenzio ridesta il mio canto.

«E quando il tuo cuore riposerà
sotto la pietra del cimitero
io avrò molto tempo per piangere
tu per essere sola.» –