Chiyo Jo

Farfalle –
sul cammino d’una fanciulla,
davanti e dietro di lei.

Chiyo Jo (1701-1775) fu una poetessa giapponese che si fece monaca dopo la morte del marito. I suoi haiku sono ricchi di spunti buddisti.

(Haiku tratto dal libro: Haiku, a cura di Leonardo Vittorio Arena, BUR Rizzoli, Milano, 1995)

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La solitudine (poesia di Giovanna Bemporad)

La luna diffonde un riso di perla
tra le gemme del pesco; calda e piena
serenità che suscita in un flauto
l’armonia che dà voce a questo immenso
inviolabile silenzio. In un’eco
sola s’allunga musica e dolore
nel plenilunio. E già viole e rose
apre alla luna imminente Aprile,
ma il flauto si fa chiave d’argento
d’una mia lacrima dolce e accorata.

È come se tremasse in un gentile
tocco sui miei capelli la sua mano,
come se un’armonia tra le sue dita
s’arrivasse morendo in un sospiro.

Ma suona nel silenzio a lungo l’eco,
e in questa solitudine io mi struggo
per non morire al soffio d’un liuto.

Giovanna Bemporad (1928-2013) è stata poetessa e traduttrice.

Amalia Guglielminetti

Amalia Guglielminetti (1881-1941) fu attiva tra la prima e la seconda guerra mondiale.
La sua produzione letteraria si può dividere in due periodi: un primo periodo dedicato soprattutto alla poesia. Fu il più felice ed è quello che corrispose alla frequentazione di Guido Gozzano, a cui la legò un amore platonico e di cui resta un intenso scambio di lettere; un secondo periodo, meno felice, in cui Amalia si dedicò alla prosa, non eguagliando però i risultati ottenuti negli anni precedenti. Di questo periodo è il legame sentimentale con Pitigrilli (Dino Segre), “l’efebo biondo”, così lei lo chiamava, molto più giovane.
Morì completamente dimenticata a Torino nel 1941, per i postumi di una ferita che si era procurata cadendo mentre cercava di raggiungere un rifugio antiaereo.

Fu una donna singolare, che si distinse per la volontà di autonomia, per la ribellione contro gli schemi e per la fiducia assoluta nelle proprie possibilità. Fu una donna che non vendette mai l’anima e non fece mai niente per interesse, e anche nelle situazioni più difficili seppe sempre ridere della propria disperazione.

Amalia Guglielminetti esordì in poesia nel 1903 con Voci di giovinezza, ma fu con Le vergini folli (1907) che raggiunse la fama letteraria. Tale fama si consolidò con Seduzioni, raccolta poetica del 1909. Ed è proprio da quest’ultima che ho scelto la seguente poesia:

LE SEDUZIONI

Colei che ha gli occhi aperti a ogni luce
E comprende ogni grazia di parola
Vive di tutto ciò che la seduce.

Io vado attenta perché vado sola
E il mio sogno che sa goder di tutto
Se sono un poco triste mi consola.

In succo ho spremuto ogni buon frutto,
ma non mi volli sazïare e ancora
nessun mio desiderio andò distrutto.

Perciò, pronta al fervor, l’anima adora
Per la sua gioia, senza attender doni,
e come un razzo in ciel notturno ogni ora

mi sboccia un riso di seduzïoni.

Ho ballato con la luna (poesia di Franca Fagone)

foto

Franca Fagone, che letterariamente si firma Ines, nasce a Milano, nel quartiere Isola (ci tiene a dirlo). Abita a Gessate dagli anni ottanta. Scrive poesie da quando era ragazzina e anni fa scriveva brevi racconti per una famosa rivista. Alla domanda sul perché scrive risponde: “Ogni cosa mi ispira, vorrei valorizzare le cose belle della terra e la fantasia mi porta in ogni angolo del mondo”. Infatti la sua produzione è caratterizzata da fervida fantasia e da immagini di semplicità e serenità, in alcune poesie anche giocosità, nonostante le grandi prove che ha sopportato grazie al suo forte senso religioso. Fa parte del Gruppo Poesia di Gessate.

Di Franca Fagone propongo la poesia HO BALLATO CON LA LUNA. Questo componimento rispecchia la fervida fantasia e la lievità dell’autrice che trova una gioia rassicurante anche nelle piccole cose, fatte di niente.

HO BALLATO CON LA LUNA

Stanotte,
verso l’ora quarta
mi sono svegliata
e tra le fessure
delle persiane
una pallida
luce filtrava
nella mia stanza.
Nel buio
piccoli raggi
luminosi
misteriosi
danzavano
con mille
pulviscoli d’oro
nella notte.
Allora
con le mie mani
ho sognato la luce
che nel buio
era tutto un mistero.
Le mie mani
sono diventate farfalle,
muovendole
proiettavano
sul muro
vari disegni
inventati da me,
che non conoscevo.
Poi, il raggio
piano, piano
è sparito
con mio grande
dispiacere.
Il piccolo sogno
con la mia amica
luna, terminato!

Ringrazio Franca Fagone per aver gentilmente acconsentito a pubblicare su questo blog la sua poesia.

I miei occhi sono come il maraschino… Autoritratto di Emily Dickinson

Dalla lettera del luglio 1862 che Emily Dickinson scrive a T.W. Higginson (Higginson, il critico letterario cui Emily ha inviato alcune poesie, incuriosito dalla strana personalità della sua corrispondente, le ha chiesto un ritratto. La poetessa non glielo invia, ma si descrive a parole):

(…) Ora non ho nessun ritratto, ma sono piccola, come uno scricciolo, e ho i capelli ribelli come un riccio di castagna – e i miei occhi sono come il maraschino lasciato dall’ospite in fondo al bicchiere – (…)

(testo tratto da: Lettere, Tascabili Bompiani, 2000, traduzione di Margherita Guidacci)

Emily Dickinson

Black-white_photograph_of_Emily_Dickinson[1]

To make a prairie it takes a clover and one bee,
One clover, and a bee,
And revery.
The revery alone will do,
If bees are few.

Per fare un prato occorrono un trifoglio ed un’ape –
un trifoglio ed un’ape
e il sogno!
Il sogno può bastare
se le api sono poche.

Traduzione di Margherita Guidacci