Amalia Guglielminetti

Amalia Guglielminetti (1881-1941) fu attiva tra la prima e la seconda guerra mondiale.
La sua produzione letteraria si può dividere in due periodi: un primo periodo dedicato soprattutto alla poesia. Fu il più felice ed è quello che corrispose alla frequentazione di Guido Gozzano, a cui la legò un amore platonico e di cui resta un intenso scambio di lettere; un secondo periodo, meno felice, in cui Amalia si dedicò alla prosa, non eguagliando però i risultati ottenuti negli anni precedenti. Di questo periodo è il legame sentimentale con Pitigrilli (Dino Segre), “l’efebo biondo”, così lei lo chiamava, molto più giovane.
Morì completamente dimenticata a Torino nel 1941, per i postumi di una ferita che si era procurata cadendo mentre cercava di raggiungere un rifugio antiaereo.

Fu una donna singolare, che si distinse per la volontà di autonomia, per la ribellione contro gli schemi e per la fiducia assoluta nelle proprie possibilità. Fu una donna che non vendette mai l’anima e non fece mai niente per interesse, e anche nelle situazioni più difficili seppe sempre ridere della propria disperazione.

Amalia Guglielminetti esordì in poesia nel 1903 con Voci di giovinezza, ma fu con Le vergini folli (1907) che raggiunse la fama letteraria. Tale fama si consolidò con Seduzioni, raccolta poetica del 1909. Ed è proprio da quest’ultima che ho scelto la seguente poesia:

LE SEDUZIONI

Colei che ha gli occhi aperti a ogni luce
E comprende ogni grazia di parola
Vive di tutto ciò che la seduce.

Io vado attenta perché vado sola
E il mio sogno che sa goder di tutto
Se sono un poco triste mi consola.

In succo ho spremuto ogni buon frutto,
ma non mi volli sazïare e ancora
nessun mio desiderio andò distrutto.

Perciò, pronta al fervor, l’anima adora
Per la sua gioia, senza attender doni,
e come un razzo in ciel notturno ogni ora

mi sboccia un riso di seduzïoni.

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