Sandro Penna

Riporto alcune frasi tratte dalla bella introduzione del critico Cesare Garboli all’edizione completa delle poesie di Sandro Penna (1906-1977) pubblicata da Garzanti (prima edizione 1989):
Sandro Penna è uno dei più grandi poeti italiani del Novecento.
Penna è un poeta immerso nella storia. È un poeta «italiano», che ci racconta e ci dice come è fatto il nostro paese. Nessun poeta italiano del Novecento ci parla mai di noi e dell’Italia; Penna sì, Penna ha percorso tutta l’Italia – l’Italia sconosciuta, l’Italia anonima, con la febbre, si direbbe; e in pochi versi ce la descrive tutta da Milano ad Ancona, da Roma a Perugia (…). La poesia di Penna è un sistema di equivoci: tutto vi è reale, poiché i treni, le campane, gli stadi, i cinematografi, le osterie sono quelle della vita italiana reale, delle città e delle campagne italiane prima e dopo la seconda guerra mondiale; e tutto vi è sognato e «irreale», straniato dalla gioia di passarvi dentro in sogno, colmi di quella gioia solitaria e angosciosa che danno la disappartenenza e l’esilio. La gioia misteriosa di Penna è la solitudine; è la gioia di sentirsi anonimi, liberi e soli. Forse Charlie Chaplin, e nessun altro, è riuscito a figurare la solitudine e la felicità dell’uomo, nel mondo moderno, con la stessa intensità «anonima» di Sandro Penna.
La grandezza di Penna – grandezza unica nel nostro secolo – sta infine in una scelta radicale ed estrema. Penna è il solo poeta del Novecento (non solo italiano) il quale non sia mai sceso a patti, per nessuna ragione, con la realtà ideologica, morale , politica, sociale intellettuale del mondo in cui viviamo. Mai che Penna abbia frequentato, anche solo per un istante, questa realtà. Non la contestava, non la protestava. Delle idee del secolo, Penna aveva anzi rispetto; ma era il rispetto di uno scienziato, il quale osservi, incuriosito, un gioco di fanciulli. Penna aveva rifiutato il mondo degli adulti; lo aveva rifiutato come un mondo insignificante, un po’ volgare, un po’ miserabile; un mondo fatto di loschi affari e di vanità risapute, di angosce meschine e di ridicoli imbrogli. Penna aveva rifiutato di «appartenere alla realtà», la sua parola tematica è «vita». Se questa scelta sia stata eroica, quanto intelligente e lungimirante, giudicheranno i posteri (…).

Trascrivo alcune delle mie poesie preferite di Sandro Penna:

Le nere scale della mia taverna
tu discendi tutto intriso di vento.
I bei capelli caduti tu hai
sugli occhi vivi in un mio firmamento
remoto.

Nella fumosa taverna
ora è l’odore del porto e del vento.
Libero vento che modella i corpi
e muove il passo ai bianchi marinai.

***

Io vivere vorrei addormentato
entro il dolce rumore della vita.

***

Forse la giovinezza è solo questo
perenne amare i sensi e non pentirsi.

***

Io sono in un locale greve e nero,
pieno di fumo, pieno di parole.
Ma sono assente: e sogno il cimitero
di un piccolo villaggio sotto il sole.
***
Arso completamente dalla vita
io vivo in essa felice e dissolto.
La mia pena d’amore non ascolto
più di quanto non curi la ferita.

***

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