Advice to a girl (poem by Sara Teasdale)

No one worth possessing
Can be quite possessed;
Lay that on your heart,
My young angry dear;
This truth, this hard and precious stone,
Lay it on your hot cheek,
Let it hide your tear.
Hold it like a crystal
When you are alone
And gaze in the depths of the icy stone.
Long, look long and you will be blessed:
No one worth possessing
Can be quite possessed.

Lo spleen di Milano, raccolta poetica dell’autrice esordiente Viviana Faschi

L’autrice del libro Lo spleen di Milano è un’esordiente, Viviana Faschi. Non so molto di lei. Riporto quello che ho trovato nella scarna biografia riportata nel retrocopertina: è nata nel 1985 a Varese, si è laureata in filosofia e questa è la sua opera prima. Lo spleen di Milano è una raccolta di testi scritti in forma di prosa poetica, quella scelta e sviluppata da Charles Baudelaire in Le spleen de Paris, conosciuto anche con il titolo di Petits poèmes en prose. Lo scrittore francese si aggirava per Parigi raccontando le contraddizioni di quella città che stava diventando moderna, Viviana Faschi  cammina per le strade di Milano e parla essenzialmente di solitudine e del disagio di vivere nella realtà di oggi. Ne è un esempio il capitolo Perdersi a Milano, il capitolo che preferisco, di cui riporto una parte:

#LospleendiMilano #VivianaFaschi

In queste pagine ritrovo alcuni temi e problematiche che interessano anche me e a cui ho cercato di dare voce nel mio romanzo La luna tatuata (https://noirinrosa.wordpress.com/2015/09/20/il-mio-romanzo-noir-la-luna-tatuata-i-luoghi/). E il tema del flâneur, o meglio della flâneuse, mi appassiona e vorrei approfondirlo, infatti il libro che Walter Benjamin ha dedicato a questo tema, Passages di Parigi, è da tempo nella mia lista di libri da leggere; di certo è una lettura impegnativa, devo trovare il momento giusto per affrontarla.

(Viviana Faschi, Lo spleen di Milano, Nuova Editrice Magenta – Varese, 2014)

Giornata mondiale della poesia 2015

Ieri sera il Gruppo Poesia di Gessate si è riunito in biblioteca per festeggiare (con un po’ di anticipo) la Giornata Mondiale della poesia che si celebra sabato 21 marzo. Ognuno ha letto una poesia; quella che ho scelto io è All’immaginazione di Emily Brontë, traduzione di Anna Luisa Zazo (poesia che potete trovare qui).

Antonia Pozzi e la montagna

 

La montagna è, insieme alla fotografia, la grande passione della poetessa Antonia Pozzi.

Nel 1917 la famiglia Pozzi acquista una villa settecentesca a Pasturo, un paese della Valsassina.
Pasturo diventa il luogo di villeggiatura estiva e soprattutto diventa per la poetessa un rifugio dove si ritira per leggere, scrivere e per fare escursioni sulla amata Grigna. Di queste escursioni, oltre alle poesie,rimangono belle fotografie che contribuiscono a testimoniare il grande amore della Pozzi per la montagna. Si può dire che la montagna è per Antonia il posto dove ritrova le cose a lei più care, dove trascorre le sue giornate più vere.
Questo attaccamento alle montagne lombarde è espresso anche nel testamento. La Pozzi infatti scrive: “Desidero di essere sepolta a Pasturo, sotto un masso della Grigna, fra cespi di rododendro”. E così è stato, infatti la poetessa riposa a Pasturo (la villa dei Pozzi oggi è sede dell’Archivio Pozzi ed è proprietà della congregazione delle Suore del Preziosissimo Sangue).

Tra le numerose poesie che Antonia Pozzi dedica alla montagna mi piace molto Acqua alpina:

 

Acqua alpina

 

Gioia di cantare come te, torrente;

gioia di ridere

sentendo nella bocca i denti

bianchi, come il tuo greto;

gioia d’essere nata

soltanto in un mattino di sole

tra viole

di un pascolo;

d’aver scordato la notte

ed il morso dei ghiacci.

 

(Breil) Pasturo, 12 agosto 1933

 

 

Maria Luisa Spaziani

Durante gli incontri del Gruppo Poesia abbiamo parlato più volte di Maria Luisa Spaziani, scomparsa il 30 giugno 2014. Per ricordarla ho scelto la sua poesia d’amore Come in una cattedrale:

Entro in questo amore come in una cattedrale,
come in un ventre oscuro di balena.
Mi risucchia un’eco di mare, e dalle grandi volte
scende un corale antico che è fuso alla mia voce.

Tu, scelto a caso dalla sorte, ora sei l’unico,
il padre, il figlio, l’angelo e il demonio.
Mi immergo a fondo in te, il più essenziale abbraccio,
e le tue labbra restano evanescenti sogni.

Prima di entrare nella grande navata,
vivevo lieta, ero contenta di poco.
Ma il tuo fascio di luce, come un’immensa spada,
relega nel nulla tutto quanto non sei.

Piaceri, poesia di Bertolt Brecht

Leggendo il romanzo Amore in minuscolo dello scrittore spagnolo Francesc Miralles (un libro leggero, ma non stupido; un libro frizzante, spiritoso che mi è piaciuto molto), mi sono imbattuta nella poesia Piaceri di Bertolt Brecht. L’ho proposta all’incontro di ieri sera del Gruppo Poesia e ci tengo a proporla anche qui, nel mio blog dedicato alla poesia:

Il primo sguardo dalla finestra al mattino
il vecchio libro ritrovato
volti entusiasti
neve, il mutare delle stagioni
il giornale
il cane
la dialettica
fare la doccia, nuotare
musica antica
scarpe comode
capire
musica moderna
scrivere, piantare
viaggiare
cantare
essere gentili.

Bertolt Brecht, “Vergnügungen” [1954]
Der erste Blick aus dem Fenster am Morgen
Das wiedergefundene alte Buch
Begeisterte Gesichter
Schnee, der Wechsel der Jahreszeiten
Die Zeitung
Der Hund
Die Dialektik
Duschen, Schwimmen
Alte Musik
Bequeme Schuhe
Begreifen
Neue Musik
Schreiben, Pflanzen
Reisen
Singen
Freundlich sein